È solo una bella vittoria: si lavori sugli errori. Alla fine vince chi sbaglia meno

Quindi piedi per terra, si festeggi pure una bella vittoria, ma si pensi subito a sabato. Si va a Catania e gli etnei hanno il dente avvelenato per un avvio di campionato in cui non stanno brillando

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Updated: settembre 3, 2017
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LECCE (di M.Cassone) – Una vittoria necessaria, indispensabile, quella che è arrivata con sofferenza contro il Trapani. Il Lecce conquista tre punti tutti d’oro in un momento molto particolare dopo una settimana di critiche copiose piovute dopo il pareggio contro la Virtus Francavilla.

Termina 2-1: due gol bellissimi, uno di Torromino, eccezionale, l’altro velenoso di Di Piazza che punge come uno scorpione ogni volta che può farlo.

Tutto bello? Tutto perfetto? Assolutamente no. È solo una vittoria e seppur importante non deve incantare e confondere. È vero che arriva in maniera meritata contro il più quotato degli avversari al successo finale ma stop ai facili entusiasmi. Niente voli pindarici, bisogna tenere i piedi per terra e riguardare gli errori che avrebbero potuto

Di Piazza, espulsione

Di Piazza, espulsione

incidere sul risultato. È mancato poco al patatrac. Nel momento in cui la squadra di Rizzo poteva prendere il largo, sul 2-0, col Trapani costretto ad aprirsi e sbilanciarsi per cercare la via del gol, sono saltati i nervi. Prima l’ingenuità di Di Piazza, gravissima, con un fallo da reazione da condannare, e poi un nervosismo diffuso, provocato da un arbitro che se proprio doveva espellere qualcuno doveva cacciare fuori entrambi sia Di Piazza sia il suo provocatore Marras. Ed è solo il primo degli atteggiamenti molto discutibili del direttore di gara che spezzetta il gioco e fischia sempre in direzione ostinatamente siciliana, ma non è una scusante perché una grande società qual è il Lecce deve mantenere il self control, e non può farsi allontanare team manager e presidente. Ci vuole calma e sangue freddo da parte di tutti, ci vuole la consapevolezza che bisogna vincere contro tutti e tutto.

Il rigore concesso è sacrosanto, il braccio di Di Matteo era largo.

Da rivedere poi la fase difensiva, troppa apprensione; la paura di poter prendere gol da un momento all’altro è una sensazione che dovrà essere cancellata con il lavoro e con degli accorgimenti tattici, ma non vogliamo addentrarci in tatticismi ma ci limitiamo a rilevare i fatti.

Quindi piedi per terra, si festeggi pure una bella vittoria, ma si pensi subito a sabato. Si va a Catania e gli etnei hanno il dente avvelenato per un avvio di campionato in cui non stanno brillando.

Scriviamo ciò perché, andando controcorrente, in un giorno in cui festeggiare sarebbe più semplice di riflettere, facciamo notare che la prova espressa contro la Virtus, a tratti, era stata anche più convincente rispetto a quella col Trapani, ovviamente sono due avversari di portata diversa, ma come non bisognava deprimersi e creare allarmismi per un pareggio arrivato negli ultimi 20 secondi, così non bisogna pensare di aver raggiunto la perfezione ora, dopo la vittoria contro una squadra che lotterà per vittoria finale del girone.

Siamo all’inizio di un percorso, arriveranno altri pareggi e qualche sconfitta. Questo Lecce ha tutte le carte in regole per crescere ed essere protagonista ma gli ultimi cinque anni di terza serie ci hanno insegnato che il cammino è lungo e alla fine vincerà chi sbaglierà meno. Ecco perché bisogna lavorare sui limiti e sugli errori e non esaltarsi per le cose belle e positive.

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Pubblicato il: 3 settembre 2017

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